SEMPRE NEI MIEI PENSIERI

Buon compleanno fratellino mio. Il calore di un tuo abbraccio mi manca almeno quanto l’Affetto che provo per il mio adorato bimbo, così come vederti suonare la chitarra, cantare, tenere tra le mani i libri sui quali studiavi con passione e determinazione. Ogni tuo singolo insegnamento oggi vive in me, cerco di portarlo avanti come avresti fatto tu ed è per questa ragione che ormai le difficoltà non mi spaventano più, indipendentemente di quale natura siano, perchè grazie a te ho imparato a tramutare dubbi e timori in speranze. Tu che da sempre hai affrontato battaglie durissime, non ti sei mai arreso, capace com’eri di anteporre il sorriso al dolore. Con te avrei condiviso tutto, la tua presenza avrebbe reso ogni mio momento più bello, ricco, meritevole di essere ricordato. Nicholas mi ha chiesto se davvero amavi così tanto i bambini e più volte mi ha espresso il suo dispiacere per non averti conosciuto: saresti stato uno zio molto affettuoso ed il giorno in cui le mie lacrime gli racconteranno la tua storia, come me probabilmente anche il tuo nipotino avrà una guida in più nella sua vita, un riferimento importante da prendere ad esempio. A fine anno la nostra famiglia riceverà un dono meraviglioso, pari alla consapevolezza che una parte di te vivrà in colui o colei che mi renderà nuovamente papà… e te zio.

IL MAGO DI OTZI

0Una bella vacanza con la propria famiglia è ciò che ci vuole per scacciare pensieri e preoccupazioni, sostituendoli con sorrisi e nuovi ricordi: se poi la si condivide con una persona cara, il tutto risulta ancor più bello.
L’idea di una gita a Bolzano era venuta a Sara, desiderosa di vedere dal vivo la mummia di Similaun, meglio conosciuta come Otzi, tema di un esame universitario che tanto l’aveva affascinata. Sapeva che un’esperienza del genere, e non solo, avrebbe conquistato anche me, Niki e zia Sara di Moncalieri, felice di far parte della comitiva. Così, alle 6:30 del mattino di venerdì 4 marzo ci siamo messi in viaggio: mia moglie al volante, zia Sara al suo fianco ed il piccolo principe comodamente seduto dietro, avvolto in una calda copertina per allietarne il sonno1 durante le 5 lunghe ore di viaggio; Niki, invece, sedeva nel seggiolino, pronto a scattare foto col suo tablet o ad improvvisare qualche gioco per ingannare il tempo. Disturbato dal brusio che si udiva davanti, la mia è stata tutt’altro che una nanna serena alchè i miei occhi si sono aperti più volte durante il tragitto, spesso per ammirare i tanti castelli che spuntavano come funghi mano a mano che ci avvicinavamo alla meta, altre per chiedere a mia moglie se volesse lasciare parcheggiare a me la macchina al nostro arrivo, qualora fosse stata stanca.
Giunti nella città divenuta italiana solo nel 1916, abbiamo subito notato alcune particolarità: al di là delle strade pulite e delle scritte in doppia lingua, la gente parlava per la stragrande maggioranza il tedesco e non l’italiano, quasi a voler rivendicare quell’origine dalla quale ancora oggi stenta a distaccarsi, a distanza di un secolo.
2Comunque, avremmo avuto tutto il tempo per fare le nostre valutazioni: l’ora di pranzo ci vedeva affamati e curiosi di assaggiare i piatti tipici del posto, motivo per cui ci siamo diretti… al Mc Donald, ehm!
Rifocillati e posati i bagagli in hotel, potevamo iniziare le nostre escursioni. Chissà che spettacolo mozzafiato ci aspettava una volta presa la funivia per raggiungere le celebri piramidi di terra! Avremmo scattato delle bellissime foto e provato una forte adrenalina salendo di quota e vedendo le case farsi sempre più piccole sotto di noi… Domanda: secondo voi, quali sono le uniche due settimane all’anno in cui la funivia è chiusa per manutenzione??? Ci è così toccato3 prendere il pullman, per la gioia di zia Sara che soffrendo di vertigini pensava di essere scampata al pericolo, prima di sbiancare in compagnia di mia moglie per le numerose curve a gomito lungo il tragitto senza barriere di protezioni ai lati… Giunti alla nostra fermata, Longomoso, lo scenario innevato è diventato da subito il protagonista, al pari del luccichio degli occhi di Niki, convinto di essere venuto in montagna per giocare con la neve, tirarcela addosso e fare una grande pupazzo. Passeggiare avvolti da un candido mantello bianco è stato suggestivo, così come fotografare le tipiche case del posto e l’intera vallata sulla balconata dalla quale potevamo ammirare le piramidi terra, meraviglie della natura dell’era glaciale nonché le più alte e morfologicamente meglio sviluppate in Europa. La possibilità di 4prendere gratuitamente una cartolina nella cassetta a pochi passi da noi, di scriverla con la penna posizionata accanto e di spedirla senza nemmeno doverla affrancare, la diceva lunga su come funzionassero le cose da quelle parti e sull’importanza che veniva data al turista.
Ampiamente ripagati dalla nostra prima tappa, ci siamo diretti alla stazione ferroviaria del Renon, in attesa che un trenino dalle fattezze tipiche di quelli del passato ci portasse a Soprabolzano, dandoci un’altra occasione di ammirare lo scenario innevato e per Niki di annotare ogni cosa nel suo nuovo “diario dell’avventura”,5 regalatogli da zio Daniele di Prato.
Rientrati in pullman a Bolzano, la giornata si è conclusa con una passeggiata serale nel centro storico, in tempo per ammirare delle squisite e costosissime torte Sacher esposte in una vetrina e di accomodarci in un pub molto carino per poter finalmente mangiare tanto e bene alcune specialità del posto.
La mattina del sabato è iniziata all’insegna della pioggia ma il sole non avrebbe tardato a farsi largo dentro di me alla vista della colazione che ci attendeva: senza tradire le aspettative, al motto che mi accompagna da anni ( “E’ tutto pagato e bisogna approfittarne!” ), ho riservato ai presenti il solito spettacolo, dando la mia disponibilità a metterci in cammino solo svariati minuti più tardi.
6Considerato il brutto tempo, abbiamo pensato di vistare il museo archeologico dell’Alto Adige, dedicato all’uomo venuto dal ghiaccio che morì 5300 anni or sono, vecchio e stremato, a causa di una punta di freccia conficcata nella spalla. Conoscerne dettagliatamente la storia attraverso numerose didascalie, filmati, poterla vedere dal vivo, come doveva essere il suo aspetto in vita, è stata un’esperienza unica. Scoperta per caso nel 1991, a soli 92 metri dal confine austriaco, ciò che ha reso questa mummia unica al mondo, al di là dell’ottimo stato di conservazione, è stato il ritrovamento del suo abbigliamento e dell’equipaggiamento che portava con sé, che ha permesso agli esperti di studiarne le abitudini, riscrivendo parte della storia di quel periodo. Grazie alle spiegazioni di mammalina, anche Niki è rimasto affascinato da questa visita e divertito dalla possibilità di fare tante foto col suo tablet. Impossibile non comprare un libro al book shop per7 approfondirne la ricerca.
Nel mentre il meteo era peggiorato, alla pioggia era subentrata la neve ed io non potevo più disporre dell’ombrellino che avevo comprato la mattina da un ambulante, rubatomi all’uscita della trattoria romagnola dove ci eravamo fermati a pranzare. Sostituito con uno più grande e costoso, il pomeriggio lo abbiamo trascorso passeggiando sotto una folta nevicata per il centro di Bolzano, alla scoperta di chiese, castelli ed altri punti caratteristici della città, concedendoci solo una sosta per gustare una fetta di torta a merenda. Certo, fare un simile tour in quelle condizioni e con le 8scarpe da ginnastica ai piedi, zia a parte, non è stato il massimo e visto che la giornata non era ancora finita, sarebbe stato meglio rientrare in hotel, riposare un po’ e mettere gli scarponcini da neve per andare a cena ma prima di far ciò c’era un’altra missione da compiere: premiare Niki per la pazienza dimostrata nel pomeriggio, permettendogli di comprare coi propri risparmi un soprammobile da portare a casa come ricordo e noi l’immancabile calamita.
Dopo qualche partita ad Eurospin in camera e l’immancabile foto di gruppo, arricchita dalla presenza di Richard e Musetto, i due peluche di Niki che hanno girato mezza Europa, siamo andati in pizzeria, per la gioia del nostro bimbo che ha così potuto ordinare la sua amata Margherita e la Coca Cola. La neve nel mentre aveva smesso di scendere ed il cielo sembrava schiarirsi.9
La nostra breve ma intensa vacanza era così giunta al suo ultimo giorno e quale risveglio migliore ci sarebbe potuto essere del trovarmi al cospetto di 7 croissant, una fetta di strudel, un cappuccino, tre succhi d’arancia ed un panino con salame, prosciutto e speck?! Salutata la nostra bella ed accogliente camera, cartina alla mano, Niki ci ha guidati un’ultima volta per le vie del centro storico. Dopo aver preso qualche specialità da portare a casa, abbiamo raggiunto in macchina l’ultima meta del nostro avvincente viaggio, ossia Castel Roncolo, custode di memorie del passato con la sua torre, le mura merlate, il ponte e un vasto ciclo affrescato con tutto il repertorio dell’immaginario tardomedievale: la vita di corte, le leggende e le imprese di eroi, animali reali e fantastici. Un affascinante viaggio a ritroso nei secoli che ci 10ha visto scattare un sacco di foto, un degno finale di una vacanza vissuta all’insegna del sorriso dal primo all’ultimo momento.
Un’ultima curiosità: no, non mi riferisco a chi abbia guidato durante il ritorno ( risposta scontata ), bensì al nuovo record stabilito in fatto di dindini spesi. Se al ritorno da Vienna e Bratislava, le nostre finanze ammontavano a soli 3,50 euro, questa volta siamo riusciti a sfiorare l’impresa, facendo registrare 41 centesimi.