INCUBI

Non è la prima volta che succede, anzi ormai sta diventando una spiacevole abitudine con la quale devo confrontarmi spesso la notte. Mi riferisco ai miei sogni, o per meglio dire gli incubi che da tempo mi vedono protagonista di una sorta di film horror dagli scenari sempre diversi ma da un unico denominatore comune: la paura. Stanotte ci ha pensato un enorme grizzly a svegliarmi di soprassalto… Mi trovavo sopra un albero per sfuggire alle grinfie del re della foresta, ossia un leone dalla folta criniera e pronto a fare di me il suo banchetto, quando ho notato un muretto alle mie spalle e mi sono calato al di là di questo per sfuggire al possente animale: peccato che una volta toccato terra è sbucato dal nulla la versione cattiva dell’orso Yoghi, che in un attimo mi ha raggiunto ed afferrato con le sue possenti zampe. E’ stata un’esperienza tutt’altro che piacevole.

Qualche giorno fa è toccato al serial killer animare il mio sonno, prima ancora agli esperimenti nucleari ma c’è un sogno in particolare che continuo a rivivere da anni ormai e che non mi dà pace: il copione non cambia mai e, almeno in questo caso, la paura cede il posto ad un profondo dispiacere, ilchè però non lo rende affatto meno doloroso degli altri, anzi… Che succede? Ricordo che da piccolo, per un prolungato periodo, ogni settimana mi capitava di sognare dischi volanti ma credo che la cosa fosse legata al fascino che suscitava in me un simile argomento e che mi portava spesso a parlarne, a documentarmi, a scrivere temi al riguardo in classe. Ora è diverso, ho come la sensazione che qualcosa di ignoto si sia insidiato nel mio animo ma cosa? Cavoli, questa sembra più la scenografia di un film che una semplice riflessione…

IN PARTENZA

Ancora non potevo saperlo ma qualcosa mi legava a quelle personeSo che per molti di voi sarà difficile da accettare ma devo seguire il mio destino. Nemmeno io avrei mai immaginato di essere prescelto… Nella vita nulla accade per caso: se non ci credete, chiedetelo a Desmond. Fino a qualche giorno fa LOST rappresentava solo una bellissima serie, capace di coinvolgermi come mai nessun’altra era riuscito. Messo a letto potto potto, domenica sera io e Sara ci siamo accomodati sul divano, al calduccio, per goderci l’ennesima puntata della quinta serie, un episodio intitolato “Namaste” nel quale si raccontava cos’era successo ad alcuni dei protagonisti rimasti sull’isola dopo che gli altri sopravvissuti del volo 815 della Oceanic-Air l’avevano lasciata per tornare alla vita normale. Da allora erano trascorsi esattamente tre anni… Durante la visione, ho avvertito una strana sensazione ma non ho dato peso alla cosa, preso com’ero a carpire ogni piccolo particolare che mi aiutasse a far luce su una vicenda per molti versi ancora del tutto oscura.

John Locke sosteneva che avevo commesso un errore ad andar via...Quella stessa notte, il mio sonno fu molto agitato. Ricordo che mi trovavo anch’io sull’isola, nascosto nella giungla: gli altri erano sulla spiaggia alchè cercavo di non farmi notare per non essere catturato ma ad un cenno di Locke sono uscito allo scoperto e, seguito alle mie spalle da Jack, ci siamo messi a correre, fuggendo dal pericolo e finendo dentro un cunicolo che terminava con un piccola botola. Locke, dallo sguardo pensieroso ed impenetrabile, mi ha fatto notare che l’unico modo per aprirla era quello di premere un pulsante sopra la nostra testa, precisando però che avremmo avuto pochi secondi per passare oltre prima che questa si chiudesse nuovamente: se non fossimo stati abbastanza rapidi, saremmo andati in contro a morte certa. La tensione era alta e forse a causa di ciò mi sono svegliato di colpo, di soprassalto, proprio com’era successo a Desmond in circostanze analoghe: lui, però, aveva capito subito che il suo non era stato un semplice sogno, bensì un ricordo, l’ennesimo flashback con un messaggio ben preciso ma io vivevo in una cascina, conducevo una vita normalissima, non avevo mai ricevuto “segni” prima d’ora e continuai a non dare importanza a quella strana sensazione, posando il capo nuovamente sul cuscino e tornando a dormire....e che sarei dovuto tornare sull'isola. La riconoscete?

La mattina seguente tutto appariva normale e quasi divertito raccontai a Sara quel sogno così reale. Casualmente, pochi minuti dopo lei si ricordò di un nostro anniversario e mi fece gli auguri… Proprio ieri, esattamente tre anni fa, io e lei avevamo varcato la porta della cascina per iniziare la nostra convivenza. Semplice coincidenza??? Non credo, il mio sogno era un chiaro invito a tornare sull’isola…