DALL’AEROPOTTO A VIENNA!

Dopo un’estate lavorativa molto impegnativa e stancante, ciò che più desideravo era donare una bella vacanza alla mia famiglia, un ricordo che potesse essere rivissuto con un bel sorriso nel tempo e così è stato. Ovviamente a pianificare ogni dettaglio ci ha pensato mia moglie: scelta del posto, del volo, dell’hotel, degli abbonamenti per risparmiare sui mezzi di trasporto ed avere un prezzo ridotto nei musei, degli spostamenti giornalieri in metropolitana, dei punti in cui mangiare, nonché delle mete da visitare: nulla è stato lasciato al caso, la sua organizzazione si è rivelata magistrale ma anch’io ho avuto un ruolo fondamentale al riguardo, avendo promosso ogni iniziativa da lei avanzata… ehm.
Se in aereo c’era chi minacciava di addormentarsi prima della partenza e chi stringeva la mia mano dalla paura al punto tale da bloccarne la circolazione del sangue, il nostro amato bimbo era entusiasta e per l’intero volo non ha fatto altro che sorridere e guardare fuori dal finestrino.
Giunti all’aeroporto di Bratislava, abbiamo preso il pullman che ci avrebbe portato a ViennaA (60) e la nostra attenzione è stata subito colpita dalla numerosa presenza di pale eoliche per svariati km, nonché dai ripetuti rilevatori di velocità, ilchè indicava sfruttamento di energie rinnovabili e controlli rigidi sulle strade. Le differenze col nostro paese si sono fatte ancor più evidenti arrivati a destinazione. Nelle scale mobili del sottopasso della metropolitana le persone rispettavano un ordine ben preciso: a destra quelle ferme mentre nel corridoio lasciato libero a sinistra coloro che avevano fretta e procedevano a passo spedito. E che dire delle riviste accanto ai seggiolini della metro, della mancanza di paratie all’ingresso ed all’uscita delle varie linee, dove si timbra il biglietto per intenderci, della pulizia nelle strade o dei giornali sigillati ed appesi ai pali, ai quali si poteva accedere inserendo le monetine di turno? Insomma, eravamo appena arrivati ma già consapevoli di un’ottima organizzazione.
A (5)Prima tappa del nostro tour è stata Stephansplaz, nel cuore della città, dove abbiamo visitato il duomo di Santo Stefano, il più imponente edificio gotico austriaco, iniziato nel 1147 ed ampliato dagli Asburgo nel XIV secolo. La sua celebre torre, del 1358, conta 360 gradini distribuiti su una stretta scala a chiocciola e noi ce li siamo fatti tutti al fine di ammirare la capitale austriaca dall’alto, per la gioia di Sara che da lì ai giorni seguenti si sarebbe accorta del tragico errore di essere andata in vacanza calzando un paio di stivali in pelle. Nella suddetta piazza la nostra attenzione è stata catturata anche dai tanti promoter che in abiti settecenteschi invitavano i turisti ad acquistare biglietti per assistere a concerti d’opera, oltre che dalle numerose carrozze a disposizione di chi volesse fare un giro della città a prezzi allucinanti!
Mentre camminavamo lungo la Karntner Strasse, ossia la via principale, siamo entratiA (72) nella Augustinerkirche, chiesa gotica degli Agostiniani nella cui cripta sono conservati, in apposite urne d’argento, i cuori degli imperatori asburgici che regnarono dal 1278 al 1918. La nostra passeggiata ci ha quindi condotto davanti al celebre Hotel Sacher, divenuto famoso per essere stato quello che diede il natale all’omonima torta, quindi alla casa in cui Mozart abitò dal 1784 al 1787 e scrisse la sua celebre opera “Le nozze di Figaro“. A differenza di Sara, i cui occhi luccicavano dalla felicità, Niky iniziava a manifestare i primi malumori per quelle visite così poco interessanti ma come confessargli che nei giorni seguenti gli appuntamenti analoghi sarebbero cresciuti in modo esponenziale? Meglio distrarlo con una buona merenda all’Aida, una delle tante pasticcerie dov’era possibile deliziare il palato con una grande varietà di dolci tipici del posto. Il nostro primo pomeriggio è dunque proseguito al giardino Hofburg, dove abbiamo ammirato l’imponente statua dedicata a Mozart, quindi davanti al Museo di Storia Naturale e di Storia dell’Arte, all’edificio della Secessione, caratterizzato da una cupola di rami d’alloro intrecciati che i detrattori accademici del tempo paragonarono a una forma di cavolo, e come ultima meta alla casa di Freud. Cena a Burger King, meno caro che in Italia, e prima di rincasare ancora due passi lungo la Karntner Strasse, dove ci siamo fermati ad ammirare un artista di strada che suonava il violino e incantava il pubblico che si era formato attorno a sé, eseguendo anche pezzi richiesti dalle persone stesse che lo applaudivano.
A (244)La nostra prima giornata in terra austriaca, davvero intensa, aveva messo a dura prova il piccolo Niky ma la consapevolezza di dover prendere nuovamente la metropolitana per tornare in hotel lo galvanizzava e divertiva molto e che dire del letto a castello presente in camera? Era felicissimo di salire la scaletta e dormire sopra di noi! “Allora, volete smetterla di parlare voi due o non volete fare dormire il vostro bambino?” Queste le sue ultime parole prima di chiudere gli occhiettini e fare la nanna…
Il mattino seguente si è aperto con la visita a Schönbrunn, riserva di caccia degli Asburgo, fatta edificare nel XVI secolo e resa ancor più maestosa due secoli dopo dall’imperatrice Maria Teresa. Come ogni residenza reale che si rispetti, il suo giardino era esteso e per raggiungere la Gloriette, terrazza panoramica dove avremmo pranzato ed ammiratoA (116) l’intero scenario dall’alto, abbiamo camminato molto. Qui siamo stati colti dalla pioggia ed assaliti da un atroce dubbio sul da farsi: attendere che smettesse o incamminarci col rischio di bagnarci, dovendo percorrere molta strada prima di tornare indietro? Di comprare un ombrello non se ne parlava, anche perché non ci sembrava il caso di spendere 12 euro per averne uno piccolino. Dopo svariate riflessioni, abbiamo optato per la seconda alternativa, passando però dal boschetto, in modo da essere in parte riparati dagli alberi. Ben presto ci siamo accorti di non essere soli perché gli scoiattoli non esitavano ad avvicinarsi sino a sfiorare le nostre mani, convinti di ricevere qualcosa di buono da mangiare dai turisti di turno: una piacevole ed inaspettata compagnia, specie per Niky. Nell’attesa che il meteo migliorasse, ci siamo introdotti nel Museo delle Carrozze, davvero interessante, quindi abbiamo deciso di donare un altro sorriso al nostro amato bimbo, donando lui un bel giro in carrozza attraverso il parco: vedersi trainato dai cavalli e poterli accarezzare una volta sceso aveva cancellato in breve la stanchezza accumulata e riacceso il suo sorriso ma le sorprese non erano finite… almeno per mamma e papà. Sì, perché il ristorante nel quale avremmo cenato da lì a poco non solo ci è costato caro ma al momento di pagare il cameriere ha ben pensato di tenersi il resto come mancia!
A (74)Seguendo l’itinerario impeccabile di Sara, il venerdì mattino ci siamo diretti alla residenza cittadina degli Asburgo, l’imponente Hofburg, con le sue 18 ali, 54 scalinate e 2600 stanze circa. La pazienza di Niky era messa ancora una volta a dura prova ma benché si annoiasse a camminare tanto per ritrovarsi continuamente circondato da quadri, arredamenti di lusso e persone che sostavano come noi tra una spiegazione e l’altra, le sue proteste si sono rivelate sempre contenute e composte, anche grazie a mamma e papà che non mancavano di prenderlo in braccio, asserendo lui di avere le pile scariche. Personalmente ho trovato molto interessante la storia della principessa Sissi, amata profondamente dal marito ed imperatore Francesco Giuseppe, ma altrettanto triste e lontana da tutto ciò che prevedesse l’etichetta di corte. Il museo a lei dedicato, quello dell’argenteria e la visita agli appartamenti reali ci hanno coinvolto appieno e permesso di conoscerne al meglio gli avvenimenti di quel periodo.A (286)
La prima tappa del pomeriggio è stata un altro museo, per la quasi rassegnazione di Niky: lo Schatzkammer, museo del Tesoro Imperiale, contava una nutrita collezione di paramenti regali, tra cui spiccava la celebre Osterreichische Kaiserkrone, originariamente la corona di Rodolfo II e successivamente corona di stato dell’Impero austro-ungarico, oltre a svariate spade, croci e reliquiari.
La giornata si è, quindi, conclusa alla cripta dei cappuccini con la visita della Kaisergruft, ossia la cripta imperiale. Dal lontano 1663, questo è stato il luogo di sepoltura degli imperatori e delle loro consorti. Maestosa la tomba di Maria Teresa, tra le più celebri ed importanti regnanti d’Austria, attorniata da quelle dei figli morti prematuri e del marito. Meno A (318)imponente ma altrettanto interessante la camera dedicata a Francesco Giuseppe, Sissi ed il loro figlio Rodolfo, morto suicida assieme all’amante.
Anche questa giornata, ormai al termine, si era rivelata molto intensa: “Basta con questi musei!”, implorava Niky, ma il suo pensiero era già rivolto a Mc Donald e, ancor più, alla metropolitana che da lì a poco avremmo preso.
La vacanza, fortemente desiderata da mamma e papà per condividere col loro amato bimbo un altro bellissimo ricordo, procedeva al meglio: Sara continuava ad esternare tutta la sua  felicità per quello che stava vivendo come un sogno ed in effetti gli ingredienti c’erano tutti al riguardo.
Il sabato mattina ci ha visti al Belvedere, ossia la residenza del principe Eugenio di Savoia, il più famoso dei generali asburgici. Le sue diverse sezioni racchiudevano mostre di arte medioevale ed una pinacoteca dei secoli ‘700,’800 e ‘900. A differenza di papà e di Niky, che iniziava a manifestare una certa allergia per quei luoghi così privi d’interesse per un bimbo di appena 5 anni, gli occhi di mamma apparivano entusiasti alla vista di quadri celebri come “Il bacio” e  “Giuditta I” (del 1901) di Klimt, o delle tante opere di artisti a me sconosciuti, come Schiele o Kokoschka.
Fortunatamente, quando aveva ormai perso le speranze di porre fine al suo calvarioA (267) artistico e sembrava rassegnato all’ennesimo pomeriggio all’insegna di chiese e musei, Niky si è dovuto ricredere: non si aspettava affatto come prossima tappa un parco giochi nel quale divertirsi a più non posso ed eccoci così giunti al Prater, nato come parco privato dell’imperatore Massimiliano II e divenuto famoso grazie alla sua ruota panoramica, la Riesenrad, alta 65 metri e inaugurata nel 1897. Giunti all’ingresso, siamo stati travolti subito da un’atmosfera magica, un clima di festa, allegria e birra a volontà, tenendosi quel giorno una sorta di Oktoberfest. Oltre alle tante persone coi tipici costumi tradizionali, ovunque ci giravamo potevamo osservare gente che rideva, cantava a squarciagola sopra i tavoli e si divertiva tra un boccale e l’altro. E che dire dei mega hot dog che ci siamo concessi per pranzo, alla modica cifra di 1,50 euro cadauno? Gustosissimi, l’ideale per iniziare il nostro tour in A (358)quel mondo magico! Inutile dire che la prima giostra che Niky ha voluto tastare sia stata proprio la più celebre, ossia la ruota panoramica, per la gioia di mamma che soffriva di vertigini e già aveva manifestato tutto il suo panico al momento del decollo dell’aereo. Vedendola agitata, da compagno premuroso quale sono, mi sono sentito in dovere di rassicurarla, facendole notare che la nostra carrozza era l’unica che sembrava pendere da una parte, quasi non fosse ancorata bene. Il giro è durato almeno una ventina di muniti e mano a mano che salivamo di quota, c’era chi restava seduta immobile e chi si divertiva ad ammirare lo scenario dall’alto, scattando ripetute foto: sì, perché ciò che ancora non ho detto è che Niky sembrava essersi specializzato al riguardo, divertendosi a fotografare qualsiasi cosa suscitasse in lui curiosità. Il bello, però, doveva ancora arrivare… Una volta tornati a terra,A (350) abbiamo notato una sorta di giostra viennese ma coi cavallini veri alchè l’abbiamo proposta al nostro cucciolo: ebbene, avreste dovuto vedere il suo sorriso! Appariva estasiato, sprizzava gioia da tutti i pori ed ammirarlo così raggiante ha donato un’immensa felicità anche a noi. Meritava appieno questo pomeriggio, dopo aver camminato tanto per girare posti che non so quanti altri bambini della sua età avrebbero retto con la stessa compostezza: era il suo momento e desideravamo che lo cogliesse appieno. Sceso dal suo fidato amico a quattro zampe, salutato con una dolce carezza sul muso, la nostra attenzione è stata catturata da quelle navicelle che si alzavano in cielo, sparando a destra e sinistra: il ricordo di Niky è andato subito ad un’attrazione simile nella quale era salito l’anno prima con mamma a Parigi alchè ci siamo posizionati nella nostra astronave e divertiti come dei matti!
A (458)A merenda mamma si è concessa un super pretzel, tipico pane salato del posto, mentre io ed il mio bimbo ci siamo dati ai biscotti ricoperti al cioccolato che la Milka distribuiva gratis. Come in ogni vacanza che si rispetti, Niky aveva portato con sé l’inseparabile Musetto, il peluche regalatogli da zia Sara, questa volta in piacevole compagnia di un altro peluche, ossia Richard, il coniglietto dal quale ultimamente non voleva mai separarsi. Assieme a loro ci siamo goduti un giro attraverso il parco, comodamente seduti sul trenino, per poi concludere alla grande questa magica esperienza con divertentissimi salti nel tappeto elastico. Il nostro ultimo giorno a Vienna non poteva lasciarci ricordo più bello…
Avevamo ancora una mattina da trascorrere nella capitale austriaca, prima di dirigerci aA (396) Bratislava e volevamo sfruttarla al meglio ma come non avrebbe potuto essere altrimenti, considerato che l’itinerario era stato fatto da Sara? Eccoci dunque innanzi all’Ankeruhr, un orologio a ponte che collega due edifici, famoso per i personaggi storici che si alternano ad ogni ora per poi convergere tutti assieme a mezzogiorno. Giusto il tempo di un’ultima passeggiata lungo il centro storico ed eccoci al fatidico momento dei saluti, con immenso dispiacere da parte di tutti, anche di Niky che una volta salito nel pullman che ci avrebbe condotto a Bratislava, confidava alla sua mamma quanto gli mancasse già la bella Vienna.
Fortunatamente un’oretta più tardi l’umore sarebbe tornato subito alto perché giunti nella capitale slovacca e lasciati i bagagli nel nuovo hotel, il primo impatto con la nuova città si è rivelato decisamente positivo: il suo centro storico appariva carinissimo, tutte quelle statue simpatiche e quei chioschetti caratteristici ne rendevano la passeggiata ancor più A (451)piacevole e che dire della cena a buffet, costata solo 16 euro in tre, durante la quale ho dato il meglio di me, deliziando il mio palato con numerose pietanze? Come inizio non era niente male e prima di rientrare non ci siamo fatti mancare nemmeno delle gustose castagne arrosto, preparate nella tipica casetta rustica e pagate almeno un terzo di quanto avremmo speso in Italia.
Il lunedì mattina si è aperto con una colazione a buffet, a differenza di quelle fatte a Vienna, durante le quali dovevamo limitarci a delle buone ma costose brioches, essendo il caffè ed il cappuccino cari ed imbevibili. Temevo di ritrovarmi con una scelta limitata ma presto mi sarei ricreduto, dando spettacolo allo stato puro grazie a due fette di torta, nove briochine, un cappuccino, tre succhi di arancia, uova strapazzate, salsiccia, wurstel, pancetta affumicata, due panini ultraimbottiti con prosciutto, salame e formaggio, macedonia e… giusto per tenermi leggero… una tazza di the. A questo punto, ogni mio dubbio era stato cancellato: ne era proprio valsa la pena venire fin qui!
Nonostante mi sentissi un tantino appesantito, sono riuscito a camminare fino al castelloA (472) di Bratislava, dal quale si poteva ammirare il Danubio e la città dall’alto, compreso il famoso “Ufo”, una torre decisamente alta che doveva essere la sede di qualche emittente televisiva o radiofonica.
Tornati in centro, ci siamo concessi una gustosa merenda al Meyer Cafè, storico caffè del 1873 che inviava dolci alla casata imperiale, ma l’apice della squisitezza lo abbiamo toccato a cena, dove ci sono state servite due pietanze straordinariamente gustose, quali degli gnocchi tipici con crema al latte di pecora ed un petto di pollo condito con burro alle erbe ed accompagnato da patate arrosto: una vera delizia! Al momento di pagare il conto, questa volta non mi sono fatto cogliere impreparato, limitandomi e lasciare sul piattino recante lo scontrino qualche centesimo in più rispetto alla cifra dovuta. Non a caso, il “Thank you” che ne è seguito non è ci apparso molto entusiasta…
Eccoci così giunti all’ultimo giorno della nostra emozionante e bellissima vacanza, durante la quale Niky avrebbe anche vinto la sua paura per gli ascensori, passando dal terrore più totale all’entusiasmo più acceso all’idea di poterne prendere uno. Dopo l’ennesimo spettacolo a colazione, abbiamo visitato la Chiesa di Sant’Elisabetta, dal tipico colore azzurro, quindi ci siamo dati all’acquisto di qualche souvenir, tra cui un’apetta con la molla che tanto piaceva al nostro bimbo, per poi spostarci nella primissima periferia, dall’ambiente decisamente diverso dal centro storico e fortemente legato al recente passato comunista.
A (496)Il volo di ritorno, dall’atterraggio alquanto brusco e seguito da un applauso generale che appariva una sorta di liberazione, ha fatto registrare le solite scene: Niky affascinato, papà impossibilitato a dormire per via delle strette di mano di mamma e quest’ultima intenta a dire un rosario o qualcosa del genere. A proposito di Sara, oltre a dimostrarsi un’organizzatrice eccellente ed una guida impeccabile, anche sotto l’aspetto economico ha saputo mettersi in risalto, considerato il bugget a nostra disposizione per l’intera vacanza. Se così non fosse stato, come si spiegherebbero i 3,50 euro con i quali siamo rincasati?!
Cos’ altro aggiungere… Vienna si è rivelata davvero una bella città, ricca di storia, verde e meno cara dell’Italia in generale, colazione a parte. Si mangia anche bene ma se vi capiterà di vistarla, e ve lo consiglio, evitate caffè e cappuccini perché orrendi e costosi e, soprattutto, quando pagate un conto non lasciate mai qualche euro in più del dovuto perché se sarete convinti di ricevere il resto, vi accorgerete presto di aver dato una mancia! I prodotti italiani sono molto cari ma per il resto abbiamo notato prezzi più bassi dei nostri, a partire da quello dei carburanti. Anche Bratislava merita una visita, dovendo per forza farvi scalo per poi raggiungere la capitale austriaca: il suo centro storico è carinissimo e poi si mangia davvero bene, dunque… a quando la prossima vacanza?
DALL’AEROPOTTO A VIENNA!ultima modifica: 2013-11-27T14:28:57+00:00da toki_75
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3 pensieri su “DALL’AEROPOTTO A VIENNA!

  1. Pubblicare questo mio primo articolo sulla nuova piattaforma è stato un vero calvario ma grazie alla disponibilità, pazienza e gentilezza di Sbrn, ce l’ho fatta! Senza di lei sarei stato perso… Grazie Sbrn, sia per avermi guidato passo dopo passo che per l’impostazione della grafica!

  2. Prego 😉 Myblog non avrà il nostro scalpo!!! >:-}
    (anche se ancora ci sono tante cose che non vanno, uff…)
    Il post lo leggo poi con calma 😉

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